GENEALOGIA: UNA QUESTIONE FILOSOFICA

 

Una questione filosofica si pone nell’affrontare la genealogia, disciplina che si interseca inevitabilmente con l’ermeneutica, intesa non soltanto come ars interpretandi, come è propria della teologia, della biblistica, della filologia classica e della giurisprudenza, e dunque sapere ausiliare che le coadiuva nella comprensione del loro rispettivo testo, ma anche – come è per il filosofo e studioso di filologia classica Hans-Georg Gadamer (1900-2002), che si rifà a Martin Heidegger (1889-1976) – responsabile di chiarire la struttura della Verstehen, la comprensione, «intesa – come spiegano Berti e Volpi in Storia della filosofia, vol. b – non come una semplice operazione conoscitiva messa in atto là dove si tratta di penetrare il senso di un testo, ma come quell’“esperienza” e quel “sapere” che connotano in generale l’esistenza umana nel suo essere nel mondo e nella storia», il che basta a contraddire la concezione nietzschiana della storia monumentale e di quella antiquaria.

Se dunque l’esistenza umana trova posto nella storia è sensato che, tramite la genealogia, indaghi il suo passato e quello dei suoi antenati, e se trova posto nel mondo è altrettanto sensato che, sempre tramite la genealogia, indaghi altrettanto scientificamente circa i suoi rapporti letteralmente fraterni con la grande famiglia genetica dell’umanità, ponendo fine all’abuso e alle strumentalizzazioni che il razzismo ha fatto negli ultimi due secoli della scienza, in particolare dell’evoluzionismo, e della filosofia, in particolare del neopositivismo, cui già una critica ho avanzato in precedenza.

Ma è inoltre rilevante, restando sempre nell’ambito dell’ermeneutica, la riabilitazione di Gadamer del principio dell’autorità e della tradizione, fondamentale nell’approccio del genealogista a documenti, testi antichi e tradizioni talvolta contrastanti. Qui a volte il metodo scientifico non basta, pur essendo necessario e fondamentale, e per scegliere quale tradizione – specie per le dinastie dell’antichità – sia maggiormente affidabile va presa in esame l’autorevolezza della fonte, dell’autore, richiamandosi dunque al principio di autorità, seppur non in modo categorico ma elastico.

Particolarmente “dolente” è un altro aspetto della genealogia, anch’esso contemplato nello studio dell’ermeneutica, e sollevato dal filosofo Paul Ricoeur (1913-2005), consapevole del conflitto delle interpretazioni, cioè cosciente del carattere conflittuale dell’ermeneutica, il quale le impedisce di attingere lo statuto di sapere unificato. Tuttavia questo problema è in buona parte superato nella genealogia, in contatto, come si è visto e come auspica lo stesso Ricoeur con le metodologie delle diverse discipline scientifiche. L’ars interpretadi, la filologia, la scienza e la riabilitazione del principio dell’autorità e della tradizione di Gadamer possono insieme – pur mantenendo aperto lo “spiraglio” del dibattito sulle sue conclusioni, e dunque della falsificazione delle sue affermazioni, sancita dal principio di falsificabilità dell’epistemologo Karl Raimund Popper (1902-1994), sostitutivo del precedente principio di verificazione, ammesso dal Circolo di Vienna – portare oggi la genealogie a buon diritto nel novero delle discipline scientificamente attendibili.

 

Andrea Francesco Saverio Di Lenardo